(1) – Nel governo per “servizio al Paese”

Citiamo il segretario del Pd, Guglielmo Epifani: “Che si possa far cadere il governo in ragione di vicende che attengono alla sfera giudiziaria mi pare qualcosa che contraddica l’idea stessa per cui è nato questo esecutivo. Infatti questo è un governo che tutti abbiamo chiamato ‘al servizio del Paese’ perché il Paese sta vivendo la più grave crisi economica di tutta la sua storia. È un governo che deve aiutare i cittadini e le imprese, i giovani, gli anziani e le famiglie ad attraversare questa fase finale della crisi in maniera più sopportabile possibile“.

Lo prendiamo in parola. Anzi, abbiamo fatto ben di più: dopo la sentenza della Corte costituzionale, è stato Silvio Berlusconi per primo a confermare la nostra lealtà al governo, frenando anche la giusta indignazione del Pdl. Ma, come appunto ammette Epifani, la ragion d’essere del governo Letta, e la nostra partecipazione, sta nel “servizio al Paese”, nell’obiettivo inderogabile di “aiutare i cittadini, le imprese, i giovani, gli anziani e le famiglie ad uscire dalla crisi economica più grave della storia”. E questo è anche il motivo per il quale Giorgio Napolitano ha accettato il secondo mandato, mentre noi abbiamo sollecitato (per primi, mentre Pier Luigi Bersani andava a caccia dei grillini) questa maggioranza di larghe intese, nell’interesse esclusivo degli italiani.

Ma la logica conseguenza di tutto ciò è che il governo dia rapida attuazione ai suoi impegni e ai suoi progetti, ai quali noi abbiamo fornito il nostro contributo determinante sia con i ministri sia nella maggioranza parlamentare. Non ci stanchiamo di ripetere di che cosa si tratta.

  1. Evitare il nuovo aumento dell’Iva, che secondo quanto stabilito dall’esecutivo di Mario Monti dovrebbe scattare il primo luglio. Mancano solo 10 giorni.
  2. Abolire l’Imu sulla prima casa attraverso una riforma organica della tassazione che inglobi anche la Tares, e che riguardi anche gli immobili d’impresa.
  3. Mettere subito in pratica le misure per il lavoro dei giovani, a partire dalla cancellazione di tasse e contributi per i neoassunti in pianta stabile, mentre quanto ai contratti flessibili di primo impiego si tratta di reintrodurre quelli previsti dalle nostre leggi e cancellati dai tecnici e dalla Fornero.

Come abbiamo detto più volte, la nostra parola è sacra ed il nostro senso di responsabilità è massimo. Questo governo nasce in larga misura per nostra volontà e iniziativa; così come abbiamo contribuito in modo determinante alla rielezione di Napolitano. Ora però ci aspettiamo dagli altri, e sottolineiamo da tutti gli altri, analoga lealtà non tanto verso di noi, ma verso il Paese. Gli italiani hanno diritto a risposte rapide ed efficaci sull’economia, in particolare sul fronte delle tasse e del lavoro. Una pressione fiscale al 53 per cento, come rivelato dalla Corte dei Conti, e tre milioni di disoccupati, non sono più accettabili. Ne va della stessa tenuta della nostra società.

Non è più accettabile un continuo calo dei consumi, a partire dall’auto, e il crollo di settori portanti come l’edilizia. Un aumento dell’Iva non solo svuoterebbe ulteriormente le tasche dei consumatori e provocherebbe la chiusura di altre attività commerciali, ma darebbe esiti controproducenti come l’aumento precedente: doveva garantire 4 miliardi di gettito, ha portato minori introiti per 3,5. Un clamoroso errore che è costato al bilancio pubblico quasi otto miliardi. Vogliamo ripeterlo?

Stessa cosa per l’Imu, per non parlare del lavoro. Mercoledì scorso Eurostat, l’organo ufficiale di statistiche dell’Unione europea, ha certificato che il reddito procapite degli italiani è sceso in un anno e mezzo di dieci punti: da 108 (media europea) a 98. Siamo ben 25 punti sotto la Germania. In soldi, si tratta di 238 miliardi in meno, 9.700 euro a famiglia. Come si può dare torto a Silvio Berlusconi quando invoca una terapia shock a livello europeo, e quando afferma che è impensabile che su una spesa pubblica di mille miliardi di euro non se ne trovino otto – l’uno per cento! – per Iva ed Imu?

(2) – Bonaiuti: e il sostegno non si discute

Il portavoce del presidente Silvio Berlusconi, sen. Paolo Bonaiuti, smentisce che il leader PdL abbia messo in discussione il sostegno al governo Letta a seguito delle sue vicende giudiziarie, come riferito da alcuni organi di informazioni. “Chiunque era presente ieri sera (mercoledì) all’incontro di Palazzo Grazioli – afferma Bonaiuti in una dichiarazione – ha ascoltato parole totalmente diverse rispetto a quelle attribuite, non si sa come, al Presidente Berlusconi. Per tutta la sera, il Presidente ha ripetuto, come un punto fermo, che il governo attuale deve continuare la sua azione nell’interesse preminente del Paese in questo momento di crisi. Ci chiediamo quindi come sia possibile riportare tra virgolette, come fosse la verità, esattamente il contrario di quello che Berlusconi ha detto e che tutti abbiamo sentito senza ombra di dubbio”.

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 Rai/Brunetta: Annunziata ha perso la testa

 “Evidentemente dopo la mia interrogazione, al presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Lucia Annunziata ha perso la testa. Ormai sostiene di aver invitato nel suo programma, ‘In mezz’ora’, praticamente tutto il centrodestra, e, povera, nessuno e’ voluto mai andare nel suo salotto ‘privato'”. Lo dice Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl.  “L’abbiamo quasi obbligata ad avere perennemente interlocutori del Pd, di Sel, della Cgil, del Movimento 5 Stelle: povera Lucia Annunziata- prosegue Brunetta- per conto mio tengo a precisare, cosi’ come ha fatto il senatore Francesco Nitto Palma, che non sono mai stato invitato a ‘In mezz’ora’, e la cosa, tra l’altro, non mi turba affatto. Ma non giustifica l’abominevole disparita’ tra presenze di centrosinistra e di centrodestra (14 a 2) in un programma del servizio pubblico che dovrebbe offrire e garantire imparzialita’ e pluralismo”.

Rai/Lainati: la Vigilanza ascolti Pannella

”Come vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai concordo con quanto ha detto l’onorevole Giachetti”, dice a Radio Radicale Giorgio Lainati (Pdl) a commento della proposta del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti (Pd) di un’audizione di Marco Pannella, lanciata oggi dalla prima pagina di Europa.

(3) – Perché l’Imu paralizza l’edilizia

E adesso chi ancora si oppone irragionevolmente all’abolizione dell’Imu sulla prima casa è servito. Il 2012, l’anno dell’introduzione della tassa più odiata dagli italiani, è stato il peggiore di sempre nella storia dell’edilizia. I dati snocciolati dall’Associazione dei costruttori (Ance) sono devastanti: dall’inizio della crisi sono fallite 11.177 imprese e si sono persi 446mila posti di lavoro, che diventano 669mila con i settori collegati. “Come l’intera popolazione di Palermo” segnala il rapporto, che pone sul banco degli imputati la dissennata tassazione che grava sugli immobili per il possesso, la vendita o la locazione. Ben nove voci e la comparsa dell’Imu, con un aumento-monstre di 12 miliardi complessivi nel 2012, ha fatto sì che l’Italia raggiungesse la Gran Bretagna in cima alla classifica dei paesi con la più alta tassazione sul mattone. La tassa del governo Monti, a differenza dell’Ici, ha poi reso non conveniente anche l’affitto a canone concordato, con il poco edificante risultato di colpire contemporaneamente chi è proprietario di case e chi non ne ha. Sotto le macerie, insieme al settore delle costruzioni, è finita l’intera filiera. Le compravendite di abitazioni si sono dimezzate, portandosi ai livelli di metà anni Ottanta, con una caduta che è stata del 26% solo nel 2012. Naturalmente con prezzi in calo e distruzione della ricchezza patrimoniale degli italiani, che tradizionalmente da decenni investivano nel mattone.

Altra conseguenza diretta, in una catena senza fine di disgrazie, il fatto che le banche hanno smesso di concedere mutui, il cui numero in sei anni si è ridotto del 58%. E gli stessi istituti di credito hanno ridotto i finanziamenti della metà nel settore abitativo e del 65% nel non residenziale, per una cifra stratosferica pari a 77 miliardi. La morte dell’intera filiera è testimoniata dalla riduzione drastica delle consegne di cemento e del fatturato delle imprese del legno. “Abbiamo toccato il fondo”, dicono i costruttori. Battono sul tasto dell’Imu, tassa devastante anche sul piano psicologico, sollecitano la messa a regime del decreto del governo sulle ristrutturazioni e sugli ecobonus ( che avrà un impatto positivo pari a 2,4 miliardi), insistono sulla riattivazione del circuito del credito, senza la quale gli investimenti registreranno una ulteriore caduta del 5,6% rispetto al 2012. La crescita della produzione edile in aprile (5,5%) non deve trarre in inganno, perché l’Italia su base annua è maglia nera in Europa con un caduta di oltre il 10%.

Con l’Imu lo Stato ha incassato più di quanto aveva previsto, ma i costi di quella tassa sono molto salati: migliaia di aziende chiuse, posti di lavoro perduti, decine di miliardi di fatturato in fumo, crollo degli incassi dell’Iva, oneri della cassa integrazione, distruzione di ricchezza. A questo ha portato e sta portando quello che l’Ance definisce “il tramonto dell’intero tessuto industriale dell’edilizia”. Il Popolo della Libertà non lo consentirà, come sta dimostrando nel sostenere responsabilmente l’azione di questo governo, già sfociata nei provvedimenti sull’Imu (nessun passo indietro, non se ne parla), sulle ristrutturazioni edilizie, sul rilancio delle infrastrutture e, in difesa dei proprietari di case, sui nuovi paletti a Equitalia a partire dalla impignorabilità della prima casa. Un impegno che prosegue. Noi non molliamo.

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 Afghanistan/Schifani: il PdL vicino alla famiglia De Anna

“Sono vicino, anche a nome dei senatori del Pdl, alla famiglia di Barbara De Anna, la funzionaria dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni scomparsa oggi per le gravi ustioni riportate nel corso di un attacco terroristico dei talebani a Kabul. La sua storia, quella di una donna coraggiosa che si è sacrificata in nome dei suoi ideali di fratellanza e solidarietà, è motivo di vanto per il nostro Paese e per quanti lavorano ogni giorno per creare un futuro di pace e democrazia in quella difficile realtà ” . Lo ha affermato in una dichiarazione il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani.

 

(4) – Perché arginare il rigore tedesco

Gli errori di stima compiuti dalla Commissione europea rischiano di minare fortemente non solo la sua credibilità, ma lo stesso impianto sul quale si basano le politiche fiscali di austerità imposte da anni ai Paesi membri. L’aver fatto dipendere le misure draconiane da previsioni che si sono poi rivelate sbagliate ha prodotto un forte malcontento dei cittadini nei confronti delle Istituzioni europee, percepite come eccessivamente attente ai numeri e poco all’economia reale. È partendo da queste constatazioni che il presidente Berlusconi nei giorni scorsi ha chiesto di invertire la rotta prima che l’Ue debba fare i conti con una incontrollabile disgregazione sociale. L’esperienza insegna che dall’inizio della crisi le previsioni economiche della Commissione di Bruxelles hanno sempre rassicurato sul fatto che i sacrifici avrebbero progressivamente migliorato il quadro economico. In realtà è successo esattamente il contrario, a partire dalle stime sui Pil, tutti attestati molto al di sotto delle previsioni. Per l’Italia, ad esempio, la sovrastima è stata addirittura del 2,5 per cento. Ma anche sull’andamento dei debiti pubblici gli errori si sono rivelati macroscopici, e infatti per l’Italia la sottostima è stata pari al 7,2 per cento. La realtà è cruda: in un’Unione monetaria in cui la moneta non può essere utilizzata come strumento di svalutazione competitiva, è stato un grave errore costringere gli Stati in difficolta’ ad aumentare sistematicamente le tasse. Questo ha inevitabilmente comportato una diminuzione dei consumi e quindi della produzione con conseguenze negative sui conti pubblici a causa della restrizione del gettito che ha portato a non raggiungere gli obiettivi di bilancio. Siamo di fronte a un circolo perverso che va assolutamente spezzato. Lo dice il Pdl, da tempo, ma lo afferma anche il Fondo monetario, che ha più volte segnalato i rischi di “avvitamento” dell’Eurozona derivanti dalle stringenti manovre di consolidamento dei conti pubblici attuate dai governi in un periodo di congiuntura economica negativa.

L’Europa a guida Merkel, insomma, ha sottovalutato l’impatto negativo delle misure di rigore sulla crescita economica. Il premio Nobel Paul Krugman, nei suoi articoli sul New York Times, ha sempre ricordato che l’austerità non funziona e infatti, a causa di una politica economica tutta sacrifici e niente crescita, “l’Europa è sanguinante e inutilmente salassata come i malati del Medioevo, curati con medicine che li facevano ammalare ancora di più”.

(5) – Brunetta: l’egemonia della Merkel è distruttiva

Renato Brunetta sollecita un cambiamento di rotta nell’Ue già dal prossimo consiglio di fine giugno: “se la diagnosi del centrodestra e del centrosinistra sulla crisi è comune, perché le forze politiche non si presentano in Europa con la determinazione di cambiare politica?”. Lo spiega il capogruppo del Pdl alla Camera durante una tavola rotonda organizzata a Roma dall’Associazione PPIE specificando che “davanti alle dichiarazioni di alcuni ministri, come il tedesco Schaeuble, non posso però che essere pessimista” sulla possibilità di scardinare “un’egemonia tedesca straordinariamente distruttiva. Le politiche lacrime e sangue hanno distrutto la coesione sociale in Europa. Nessuno può puntare a maggiore occupazione se non si punta sulla crescita. E queste cose in Italia sono nel menu sia del centrodestra sia del centrosinistra”.

Sandro Bondi – “C’è qualcosa nelle parole di Enrico Letta che non mi convince. Entro certi limiti capisco la sua necessaria prudenza e la sua felpata capacità di dissimulare, ma ci sono questioni storiche, politiche e umane, su cui non si può democristianamente glissare. La sorte, ad esempio, di un leader politico come il Presidente Silvio Berlusconi, vittima da decenni di una barbara attenzione giudiziaria, grazie al quale l’attuale governo si è costituito così come quello precedente di Monti; la questione della sua presunta ineleggibilità, così come altre questioni dirimenti non solo per il futuro del governo ma per il futuro dell’Italia, richiederebbero giudizi politici intellettualmente onesti e coraggiosi anche da parte del presidente del Consiglio”.

Daniele Capezzone – “Silvio Berlusconi ha reagito alla decisione della Consulta da vero statista, ma nessuno può chiedere al nostro partito di non vedere, di non capire, o, peggio, di entrare in piena ‘sindrome di Stoccolma’, cioè il processo psicologico per cui la vittima rispetta, si identifica, e perfino ama il proprio torturatore. Il partito non starà a guardare. Nessuno può fingere che la sentenza di ieri sia un incidente isolato: è parte di una sequenza mediatico-giudiziaria che è pienamente politica, di un disegno che è volto a tentare di estromettere dalla politica un leader che è stato democraticamente e liberamente scelto dai cittadini. Noi non lo consentiremo. In una democrazia, sono i cittadini a scegliere nelle urne. Ed è impensabile che, attraverso percorsi di aggressione giudiziaria, si tenti di ribaltare ciò che è stato deciso dagli elettori. Il nostro partito non starà a guardare dinanzi a un attacco che è rivolto non solo al cittadino Silvio Berlusconi, ma a milioni di elettori e ai principi stessi della democrazia in Italia”.

Fabrizio Cicchitto – “Se qualcuno pensa che assisteremo come spettatori inerti a un processo che punta a mettere in moto un ingranaggio di distruzione giudiziaria, mediatica e politica del nostro leader, fino alla dichiarazione della sua incompatibilita’ col Parlamento, fa un errore colossale. Incalzeremo con molta piu’ forza il governo a realizzare le riforme che stanno piu’ a cuore al Pdl. Bisognera’ discutere anche di giustizia. Nessuna minaccia di far cadere l’esecutivo di larghe intese, ma detta una serie di caveat ben precisi al governo Letta, anche di politica internazionale: deve avere la volonta’ politica di aprire una vertenza vera con l’Europa. O riesce a dare un altissimo profilo al suo governo, o non avra’ molti mesi di vita”.

Maurizio Gasparri – “Se Berlusconi fosse estromesso dal Parlamento sarebbe una lesione alla democrazia. Non credo accadra’, ma non puo’ essere trattato come un fatto da discutere tra i tanti all’ordine del giorno”.

Mariastella Gelmini – “La pronuncia politica dell’Alta Corte è il canto del cigno del giustizialismo e di quanti intendono conferire alla magistratura il governo etico dello stato. Staccando la spina alla logica del colpo-su-colpo Berlusconi indica la nuova strada di un’Italia unita nella responsabilità di uscire presto dalla crisi”.

Stefania Prestigiacomo – “Evidentemente il lupo perde il pelo ma non il vizio. Che Rodota’ continui ad avere come fissazione l’attacco di giornata a Berlusconi la dice lunga su quanto il suo nome per la Presidenza della Repubblica potesse giusto essere proposto (salvo pentimento repentino) dalla rete di Grillo. E’ in atto una persecuzione giudiziaria ai danni del leader del maggiore partito di centrodestra. E questo e’ inaccettabile”.

Daniela Santanchè – “Se tra 11 giorni l’Iva sarà aumentata, non ci sarà più il governo. Il decreto del fare mi è sembrato il decreto del fare finta. Ora gli sconti sono finiti. Se il presidente Letta non vede all’orizzonte le elezioni anticipate evidentemente è perché è convinto che gli italiani non pagheranno mai più l’Imu sulla prima casa, che l’Iva non aumenterà, che ci sarà un decreto tasse zero per chi assume”.

(6) – Lupi: Letta vive o muore sull’economia

Da La Repubblica – Intervista a Maurizio Lupi

Il governo non cadrà per un inciampo giudiziario di Silvio Berlusconi. Semmai, chiuderà i battenti sull’economia. Lo sostiene il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, che assicura: «Questo governo cadrà o vivrà sulle questioni economiche». Lupi esclude anche dimissioni dei parlamentari del Pdl in caso di interdizione dai pubblici uffici del Cavaliere.

Ministro, dopo la decisione della Consulta l’esecutivo rischia?

«Mi ha stupito il fortissimo senso di responsabilità di Berlusconi, dimostrato anche ieri quando ha ribadito che il sostegno al governo è cosa diversa dai giudizi dati sulle sentenze».

Eppure vi siete detti allibiti dalla decisione della Corte costituzionale.

«Questo governo nasce con uno scopo ben preciso. E un governo eccezionale, costituito in un momento eccezionale per dare risposte valide ai temi della crisi. E un governo che muore o continua a lavorare se fa le cose per cui è nato: l’Imu, l’Iva, il decreto lavoro».

La vostra critica alla Consulta, però, è stata dura.

«Con il rispetto dovuto alla Corte costituzionale, dico che siamo rimasti allibiti e siamo preoccupati. Il tema di fondo è rispettare l’autonomia della politica. Sottoporla all’autorità giudiziaria è preoccupante».

Il presidente del Consiglio Enrico Letta ha assicurato che il governo non rischia per le questioni giudiziarie di Berlusconi. Un po’ freddino sul tema, non le pare?

«Non mi preoccupa la terzietà di Letta. Lui fa il premier e fa bene a tenere questa posizione. Piuttosto, mi sarei aspettato un moto di preoccupazione da parte del Pd. Non si tratta di criticare le sentenze o di una questione personale di Berlusconi, ma di tutelare l’autonomia della politica.»

Immaginiamo che Berlusconi venga interdetto dai pubblici uffici. I parlamentari del Pdl dovrebbero dimettersi?

«Non credo che le dimissioni siano la strada da percorrere. Sarebbe una strada sbagliata. La politica ha le sue regole e riteniamo che l’interdizione del leader avrebbe un risvolto politico e una risposta politica».

Quindi direttamente una crisi di governo?

«L’interdizione sarebbe un precedente molto grave. Non voglio neanche prenderlo in considerazione. Non posso rispondere su un’eventuale crisi perché non posso immaginare che si possa arrivare all’interdizione del leader di un partito che viene eletto da 20 anni. E che solo a febbraio ha preso 10 milioni di voti. Ora, fra l’altro, prenderebbe 13 milioni. Mi auguro dunque che non si assumano questa responsabilità».

Pensa, come azzarda qualcuno nel Pdl, che la magistratura lavori contro l’esecutivo?

«Non temo che si voglia far cadere per mano giudiziaria il governo, ma questi mesi confermano piuttosto che una parte della magistratura porta avanti un uso politico della giustizia».

Il sottosegretario Michaela Biancofiore ha ipotizzato un ricorso alla Corte di giustizia europea per tutelare Berlusconi.

«L’ha detto lei, bisogna chiedere a lei…».

Quanto deve durare il governo?

«Il governo non nasce mai con una scadenza, non è uno yogurt. Durerà finché non avrà esaurito il suo compito, che è eccezionale ed è quello di intervenire sui temi della crisi economica».

(7)  – De Girolamo: non ci facciamo soffocare

 Da Il Mattino – Intervista a Nunzia De Girolamo

Parola d’ordine, unità. In casa Pdl non c’è spazio per lasciarsi travolgere dal pessimismo. Il ministro dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo promette: non permetteremo a nessuno di soffocarci.

Che effetto le ha fatto la sentenza della Consulta?

«Terribile. Sono avvilita perché è come se avessero dato uno schiaffo anche a me. A tutti noi del Pdl. Ma soprattutto a quella marea di elettori che hanno scelto liberamente di votare più d’una volta il nostro partito e il nostro leader».

E adesso che aria tira tra le fila dei pidiellini?

«Non ne possiamo davvero più di sentire sempre le stesse litanie sul fatto che le sentenze vanno rispettate e applicate. Ci si dimentica però che vanno anche commentate. Analizzate. Discusse. Non c’è dubbio che il verdetto vada rispettato, ma la volontà popolare quella che ha scelto Berlusconi alla fine deve prevalere. Perché altrimenti viene da chiedersi che La reazione L’altra sera eravamo avviliti ma è stato Silvio a darci la carica, nel partito è il momento evitare dissidi fine abbia fatto l’equilibrio tra i tre poteri basilari dello Stato».

Vietti dice che la Consultava rispettata e basta.

«Sì Vietti, proprio per il ruolo che ricopre insiste sul riconoscimento e sul rispetto del ruolo del giudice e delle leggi, ma presiedere il Consiglio dei ministri non è esattamente come andar fuori a farsi una pizza…».

La tenuta del governo è a rischio? O concorda con Letta sul fatto che non ci siano pericoli?

«Sono d’accordo con Berlusconi. E poi dopo naturalmente anche con Letta che è il mio premier: nessun rischio di tenuta. La missione di questo esecutivo deve essere quella di stabilizzare l’Italia. E chi storce il naso, allora provi lui a candidarsi. Si faccia votare, prenda la maggioranza dei voti e vada a governare. Poi se ne parla».

Non avete mai pensato di chiedere al vostro leader un passo indietro?

«Affatto. Berlusconi resta al suo posto. Ora più che mai. E noi gli restiamo accanto. Non consentiremo a nessuno di soffocarci. Soprattutto perché la gente in giro per l’Italia ha capito perfettamente quel che sta accadendo. Ha valutato l’attacco come assolutamente strumentale. Quando prendo il taxi o entro in un negozio mi rendo conto del fortissimo consenso intatto di cui gode il nostro leader. Ha una forza e una capacità di reazione che sembrano infinite ed è forse proprio per questo che vogliono sfiancarlo. Per toglierlo di mezzo».

Gasparri alla vigilia della sentenza aveva ipotizzato un esodo di una gran fetta dei pidiellini. Qualcuno tra voi ci pensa ancora?

«Non c’è dubbio che la tentazione c’è stata. E forte. L’altra sera eravamo davvero avviliti. Ma poi la linea unitaria ha prevalso. Perché la nostra forza è proprio lo stare insieme. Compatti accanto al perno del partito. E voglio ribadirlo: questo non è, e non può essere il momento delle divisioni. Non esistono falchi e colombe perché altrimenti non si andrebbe lontano. Anzi, il partito non si ferma. E metterà in atto le linee guida del rinnovamento annunciato».

E sul nodo-eleggibilità? Il Senato avrà l’ultima parola sulla sentenza della Cassazione…

«Trovo assurdo che dopo vent’anni si continui ancora a studiare come far fuori Silvio Berlusconi. Stavolta si è pensato ad un escamotage come questo. Sì perché è ormai è chiaro davvero a tutti che si tratta di una trovata e di nient’altro. Una delle ultime trovate degli avversari condita con la solita storia che si parla nel nome del popolo italiano per farne, anche del popolo, un puro uso strumentale».

(8) – Schifani: ora saremo più rigorosi

Da Il Messaggero – Intervista a Renato Schifani

Veniamo al nocciolo. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha rigettato il ricorso di Berlusconi sul legittimo impedimento, la vita della legislatura è o no più a rischio?

Renato Schifani scuote la testa: «Non voglio nascondermi dietro un foglio trasparente. È evidente che la giornata di mercoledì ha inciso sulla serenità e sullo stato d’animo del nostro partito e della nostra delegazione al governo. Con i ministri del Pdl, ed ero presente anch’io, Berlusconi ha confermato che nulla cambiava rispetto agli impegni assunti e che le questioni attinenti ai suoi processi vanno scisse dalle emergenze di tipo economico che vive il Paese. Detto questo, sarebbe da ipocriti nascondere la preoccupazione che c’è e si sente. Sarebbe inaccettabile se la persecuzione giudiziaria che va avanti da vent’anni arrivasse alle estreme conseguenze».

Verrebbe meno la pacificazione di cui il governo Letta secondo il Pdl è espressione?

«Pacificazione a nostro avviso significa interrompere l’accanimento giudiziario che nei confronti di Silvio Berlusconi si è attivato da quando è sceso in politica».

Chi deve interrompere questo presunto accanimento: la Boccassini? La Corte? O direttamente il presidente Napolitano?

«Non abbiamo un destinatario specifico di questa nostra aspirazione. Il clima che si è determinato per i comportamenti di certa magistratura nei confronti di Silvio Berlusconi dal ’94 ad oggi è noto. Noi – lui in primis ma anche tutta la classe dirigente del Pdl – ci saremmo attesi che l’attuale governo di pacificazione potesse portare a determinati atteggiamenti».

Cioè? Quali atteggiamenti?

«Guardi, delle sentenze della Consulta si deve prendere atto. Ma è anche vero che si trattava di una sentenza che poteva tranquillamente contenere un altro dispositivo: il rispetto dell’impegno istituzionale della Presidenza del Consiglio. Perché è vero che era stata anticipata la disponibilità di Berlusconi a presentarsi in aula un lunedì e il venerdì precedente si è invece calendarizzata per quel giorno un’altra riunione del Consiglio, e dunque la Corte eccepisce che non è stata data preventiva comunicazione o giustificazione. Ma è anche vero che, seppur esiste il doveroso principio di leale collaborazione tra organi dello Stato, la fissazione della convocazione del Consiglio dei Ministri può anche essere in funzione di elementi di dibattito tra ministri che necessitano di riservatezza. Non tutto può essere reso pubblico. Con tutto il rispetto, non stiamo parlando di un Consiglio di quartiere».

Sta dicendo che ora la pacificazione va a farsi benedire?

«No, no, no: prendiamo atto che il segnale che cercavamo non c’è stato. Pur mantenendo il nostro leale impegno nei riguardi del governo non è possibile nascondere che all’interno del Pdl vi sia ora un clima di forte fibrillazione e preoccupazione. Per quello che sta succedendo e anche per quello che potrebbe accadere per la sentenza della Cassazione; e per il modo in cui inciderà su un pezzo di storia del nostro Paese. In caso di condanna, sarebbe la prima volta nella nostra democrazia che un leader indiscusso come Berlusconi verrebbe sfiduciato non democraticamente dagli italiani per via elettorale bensì per via giudiziaria».

Ma è vero o no che, per il Pdl, garante della pacificazione doveva essere il presidente Napolitano?

«Non scherziamo: assolutamente no. Il presidente della Repubblica è stato rieletto per essere il garante di un governo di pacificazione e di emergenza e si è molto speso in questa direzione. La Corte ha la sua autonomia e non dipende dal Capo dello Stato».

Tradotto: niente richieste di pressing del Colle sulla Consulta…

«Quello che avviene nell’ambito della riservatezza istituzionale deve rimanere nella riservatezza istituzionale. Quel che mi risulterebbe è che il voto della Corte sarebbe stato 11 contro 4. Un numero che riproduce le estrazioni identitarie dei componenti della Corte».

Cioè: 11 componenti di sinistra e 4 di centrodestra. È così?

«La tipologia numerica evidenza in tutta chiarezza che tipo di verdetto sarebbe stato. Il numero si commenta da sé e lascia evidenti sospetti di schieramento».

Berlusconi ha subito detto che il governo non rischia. Ed il premier Letta conferma. Ma davvero è così? Oppure non è altro che la bonaccia che precede la tempesta? Gasparri ha minacciato dimissioni in massa…

«Ripeto: non vi è dubbio che nel Pdl si vive un momento di grandissima tensione».

Che può portare sì o no a togliere la fiducia al governo?

«Noi la fiducia la toglieremo se il governo verrà meno agli impegni assunti e se ci dovesse deludere su quelle che sono le nostre richieste in campo economico, fiscale e di confronto con la Ue. Questo è un punto fermo. Che poi vi sia fibrillazione all’interno di un partito il cui leader rischia di essere estromesso dalla vita politica per via giudiziaria lo ritengo un fatto normale. Anzi, guai se non fosse così. Cercheremo in tutti i modi – recependo l’invito che ci ha dato lo stesso presidente Berlusconi – di mantenere calma e freddezza nell’approccio con il governo. Sono certo che i nostri ministri si sentiranno ancora più spronati a far valere all’interno del Consiglio dei Ministri le nostre posizioni».

Si riferisce allo stop all’Iva, alla cancellazione dell’Imu e via dicendo?

«Esatto. La sentenza della Consulta sicuramente porterà i ministri del PdL ad essere più rigorosi nel pretendere il rispetto delle nostre richieste. Anche i gruppi parlamentari penso saranno consequenziali in quel tipo di atteggiamento».

È a seconda di come voterà il Pd sull’ineleggibilità che si capirà se il governo può andare avanti o no?

«Su questo sono fiducioso. Tutto può succedere, ma mi sento di escludere che il Pd, nell’ambito di un accordo di governo che ci vede alleati, possa cambiare la propria opinione sull’eleggibilità di Berlusconi rispetto a quando era maggioranza da solo. Sarebbe incomprensibile».

Dunque tutto è rinviato a fine anno: se la Cassazione condannerà Berlusconi, il Senato dovrà decidere se farlo decadere o no. È quello il passaggio decisivo per la legislatura?

«Il voto è necessario in quanto presa d’atto della sentenza da parte del Parlamento. Mi consenta però preliminarmente di dire che mi rifiuto di prendere in considerazione l’ipotesi di partenza. Già l’eventuale condanna rappresenterebbe di per sé un evento assolutamente traumatico ed inaccettabile».

(9) – Cicchitto: riforma della giustizia o voto

Da Libero – Intervista a Fabrizio Cicchitto

«Se qualcuno pensa che assisteremo come spettatori inerti a un processo che punta a mettere in moto un ingranaggio di distruzione giudiziaria, mediatica e politica del nostro leader, fino alla dichiarazione della sua incompatibilità col Parlamento, fa un errore colossale. Incalzeremo con molta più forza il governo a realizzare le riforme che stanno più a cuore al Pdl. Bisognerà discutere anche di giustizia». Ammesso che prima fosse una colomba, Fabrizio Cicchitto ora sfodera gli artigli.

«Nessuna minaccia di far cadere l’esecutivo di larghe intese», assicura. Ma detta una serie di caveat ben precisi al governo Letta, anche di politica internazionale: «Deve avere la volontà politica di aprire una vertenza vera con l’Europa O riesce a dare un altissimo profilo al suo governo, o non avrà molti mesi di vita».

Quindi la luna di miele è finita. Farete cadere questo governo?

«La pacificazione era una delle missioni sostanziali di Enrico Letta, che ora è fallita, ma non per colpa sua Ma non siamo certo noi a voler provocare la caduta del governo».

E chi altri sennò?

«Questa sentenza della Corte costituzionale, che io non ascrivo alla compagine di governo, nemmeno all’ala Pd, e neanche al Presidente della Repubblica».

E allora chi è che ha attentato alla vita del governo Letta?

«I soliti ambienti potentissimi: in primo luogo Carlo De Benedetti, La Repubblica, tutta la corrente del giusti-zialismo che si è espressa in riviste, giornali, trasmissioni televisive…».

Sta dicendo che è in atto in golpe mediatico-giudiziario?

«Di sicuro, abbiamo avvertito tutti un grande lavorio per arrivare a una sentenza che continuasse la “guerra dei vent’anni” contro Berlusconi, ma che fosse anche un siluro contro questo inusitato equilibrio governativo che ha cercato di salvare il Paese dalle macerie della Seconda Repubblica. È stata questa compagine di poteri forti ad aver determinato la rottura della tregua Ma è solo l’inizio, c’è chi giocherà sempre al peggio».

Quindi, Letta fa male a dormire sonni tranquilli, convinto com’è che «le vicende giudiziarie di Berlusconi non avranno nessuna conseguenza sul governo».

«Letta non può pensare di cavarsela con un po’ di diplomazia paleo-democristiana anche se sono sicuro che è più consapevole di me della realtà della situazione, di chi gioca davvero contro il suo governo. Per parte sua, Letta deve dare risposte certe su Imu, Iva ed Europa, sulla quale lo ha sollecitato non solo Berlusconi, ma anche economisti e premi Nobel. Il governo non può pensare di tirare a campare con l’ordinaria amministrazione se vuole reggere a questo urto che gli è stato inferto attraverso la Consulta, da ambienti ben precisi. Deve alzare il livello della risposta, altrimenti durerà poco».

Ma allora siete voi a volere la fine del governo.

«Non siamo noi a voler riportare indietro lo scontro sull’uso politico della giustizia, ma è stata questa sentenza della Corte costituzionale. Ora tutto si sposta in avanti, all’altezza del colpo sferrato alle spalle tramite la Consulta. Un colpo forzato e costruito ad arte da entità editoriali, giornalistiche, politiche e finanziarie che giocano al peggio nella vita politica italiana e che puntano ad annullare anche lo sforzo generoso che alcuni settori del Pd, oltre quelli del Pdl, hanno compiuto in questa fase. Noi di sicuro non ce ne staremo con le mani in mano».

Farete l”Aventino’, come minacciano Gasparri, Verdini e Bondi?

«Io scarto l”‘Aventino”, che evoca una sconfitta. Propongo, invece, di alare il tiro su tutti i problemi di merito richiesti anche dalla società italiana: eliminazione dell’Imu, riduzione dell’Iva, sfida alla linea rigorista dell’Europa, anche riforma della giustizia. Su tutti questi temi saremo molto esigenti, anche perché va riequilibrato un colpo».

Se Letta e la delegazione governativa del Pd saranno sordi ai vostri reclami sulla giustizia, farete cadere il governo?

«Qui non ci sono minacce: suoniamo un campanello d’allarme. Nessuno può pensare di confondere il nostro senso di responsabilità con una sorta di assuefazione o di acquiescenza. D’ora in poi daremo battaglia politica su molti temi perché se rimaniamo passivi verremo liquidati».

Battaglia che contempla anche il voto anticipato?

«Se le risposte saranno tutte negative, le urne saranno un percorso obbligato».

(10) – “Berlusconi? Politico responsabile”

Dai giornali di oggi. venerdì 21 giugno

La Stampa (Luca Ricolfi) – Sul governo Letta le valutazioni possono essere molto diverse. Molti elettori, ad esempio, hanno apprezzato il mero fatto che – finalmente – l’Italia fosse riuscita a darsi un governo, dopo due mesi di balletti inconcludenti. Altri ne apprezzano lo stile pragmatico, l’attitudine al dialogo, la politica dei piccoli passi. Altri ancora, invece, sono profondamente delusi: specie le basi del Pdl e del Pd non hanno gradito quelli che possono apparire elementi di continuità con il governo Monti, come la deferenza verso l’Europa e un certo attendismo sulle scelte cruciali. Ma come stanno le cose? A me pare che, a due mesi dal suo insediamento, il governo Letta abbia già mostrato piuttosto chiaramente il suo volto. Nato dalla assenza di alternative, esso aveva di fronte due strade. Prima strada: governare cercando il massimo comun divisore fra le idee della destra e della sinistra, ovvero varare il maggior numero di provvedimenti capaci di mettere d’accordo destra e sinistra (a proposito: il massimo comun divisore fra 8 e 6 è 2)…

Libero (Maurizio Belpietro) – La ministra che abitava in una palestra a sua insaputa continua a non dimettersi. Mercoledì, dopo che erano cominciati ad emergere i particolari della vicenda, la responsabile delle Pari opportunità ha provato ad addossare la colpa al suo commercialista, negando di essere mai stata informata delle questioni formali, come appunto la residenza. E all’obiezione di chi le faceva presente che aver dichiarato che la sua prima casa era all’interno di un locale attrezzato per fare ginnastica le aveva consentito di non pagare l’Ici, Josefa Idem si è dichiarata pronta a versare il dovuto. Per la pluricampionessa il ravvedimento operoso chiuderebbe la questione, rimettendo le cose a posto e consentendole di rimanere ai vertici del ministero…

Il Fatto Quotidiano (Sara Nicoli) – “Non credo ci saranno conseguenze”. Enrico Letta ostenta ottimismo. Il governo, crede, non avrà conseguenza dalle vicende giudiziarie che riguardano il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. D’altra parte, è il ragionamento, è stato lo stesso Cavaliere a ribadire la sua assoluta fedeltà alle larghe intese, nonostante il “dispiacere” della sentenza della Consulta sul processo Mediaset…

La Stampa (Marcello Sorgi) – La crisi di governo per i guai giudiziari di Berlusconi non ci sarà…

Il Tempo (Francesco Damato) – …Giorgio Napolitano avrebbe due buoni motivi per non condividere il pronunciamento della Corte. Il primo riguarda l’obbligo che il capo dello Stato ha di difendere le prerogative di un presidente del Consiglio regolarmente in carica, da lui nominato con le procedure costituzionali e provvisto della fiducia del Parlamento. Com’era Berlusconi in quel maledetto giorno del 2010 … L’altro motivo d’insoddisfazione del presidente della Repubblica sta nell’appello da lui inutilmente lanciato solo pochi giorni fa ad “ogni singolo magistrato” ad essere “pienamente consapevole della portata degli effetti, talora assai rilevanti, che un suo atto può produrre, anche al di là delle parti processuali”…

Il Fatto Quotidiano (Spinoza.it) – Josefa Idem: Ici non pagata per 4 anni e palestra abusiva. Ne ha fatta di gavetta prima di entrare in politica.

La Stampa – Daniela Santanchè: «Se il governo mettesse la fiducia dovrei pensarci molto bene se votarla. Ci rifletterò e ne parlerò col mio capogruppo»…

Corriere della Sera (Massimo Franco) – …Il profilo di Berlusconi … è quello del politico responsabile anche di fronte a una sentenza della Consulta, disconosciuta come «politica» … II segretario del Pd, Guglielmo Epifani esclude la crisi di «un governo di servizio». E Mario Monti definisce «esemplare» la reazione berlusconiana Per questo ieri Enrico Letta, incontrando la stampa estera, ha potuto affermare che non ci saranno conseguenze per le vicende giudiziarie, del Cavaliere: non sulla coalizione Pd-Pdl-Scelta civica. E una rassicurazione che cerca di trasmettere alla comunità internazionale, reduce dal vertice del G8 in Irlanda…

Il Sole 24 Ore (Giorgio Santilli) – Ci sono aspetti che rendono l’Imu una tassa ancora più iniqua in un momento di grave crisi dell’economia: quando colpisce i beni strumentali all’attività dell’impresa o, peggio, un prodotto che l’impresa non riesce svendere. È il caso dell’Imu che i costruttori pagano sulle case costruite e rimaste invendute per la crisi del mercato immobiliare. È come tassare con una patrimoniale un bene che resta in magazzino…

Corriere della Sera – “E’ un segno di serietà molto positivo”. Pierferdinando Casini ha commentato così il fatto che, dopo la decisione della Consulta sul legittimo impedimento nel processo Mediaset, Berlusconi abbia confermato il suo appoggio al governo. Il leader UdC e presidente della Commissione Affari esteri del Senato parlava a margine del vertice che ha riunito ieri a Vienna i leader del partito Popolare Europeo.